Debora De Lorenzi – Autrice

giugno 4, 2011

Critica Letteraria Recensisce L’imbroglio dell’anima

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CriticaLetteraria

 sabato 4 giugno 2011 Fantasy, streghe e sentimenti: Debora De Lorenzi con “L’imbroglio dell’anima” 00:16 | di Gloria M. Ghioni

Dopo il successo del primo romanzo, Maledetto libero arbitrio, da noi recensito e presentato, Debora De Lorenzi (clicca qui per leggere l’intervista) torna al pubblico con un altro fantasy, il più maturo L’imbroglio dell’anima. Sempre affascinata dall’oltremondo degli spiriti e dei demoni, l’autrice dirotta la sua penna verso il pericoloso (perché inflazionato) mondo della stregoneria. La protagonista, Charlotte Mcdonnell, brillante italo-irlandese, porta con sé i caratteri delle donne Mcdonnell, temute e bellissime streghe dai capelli ramati e gli occhi verdissimi, dalla forza d’animo indistruttibile e dai poteri differenti, via via più intensi. In un lungo flashback, necessario per comprendere la vicenda, Charlotte ripercorre su diari e documenti ereditati la storia delle sue antenate. Da sempre, le streghe Mcdonnell vivono (e muoiono) in attesa che si compia una profezia: la nascita della Signora, una Mcdonnell in grado di comunicare col regno dei morti, unico tramite perché le anime possano salvarsi o essere dannate per sempre. E, mentre aspettano e dedicano la loro vita alla preparazione della nascita della prescelta, le donne Mcdonnell amano – e amano appassionatamente, senza condizioni né preconcetti – demoni che s’incarnano temporaneamente, che le irretiscono per poi minacciarle, o le proteggono a costo della loro stessa dannazione definitiva. Ne deriva una stirpe non completamente umana, né completamente ultraterrena, che migliora e potenzia sempre più le proprie capacità sovrasensoriali, perfezionando la magia e i sortilegi. Intrighi, nuovi e vecchi incontri, triangoli amorosi (talvolta addirittura incestuosi!), sortilegi di ogni sorta e combattimenti con le potenze infernali fanno da contraltare allo scavo nella psicologia delle protagoniste (tra loro diverse, ma con una consapevolezza intimistica elevatissima), unite nella loro missione e sempre avvinte dal potere seduttivo dei demoni. Questi ultimi tradiscono tutte le caratteristiche che stuzzicano l’immaginazione femminile: corpi perfetti dai muscoli guizzanti, sguardi che ispirano attrazione ma anche mistero e pericolo, abbracci pieni di protezione e di erotismo, … Ma il piacere del rischio nasconde doppifondi pericolosi, per non dire letali. La miscela di bene e di male ottenebra i sensi, la ragione e le possibilità di difesa… Come sconfiggere i dannati e, soprattutto, come convivere con questa realtà multiforme? Come sciogliere i propri dubbi e sopravvivere agli attacchi inaspettati? Il romanzo, piacevole e giocoso, a tratti ironico, più spesso intenso, è una lettura più che consigliabile per gli amanti del genere fantasy e del mondo celtico-stregonesco, specialmente in questo inizio d’estate: la narrazione serrata e i ritmi incalzanti della storia riescono a distrarre dall’afa e ci immergono in un oltre-mondo dove tutto può accadere. Gloria M. Ghioni

Autori contemporanei, Debora De Lorenzi, fantasy, Gloria M. Ghioni, Libri italiani 0 commenti: Posta un commento

giugno 3, 2011

Pane e Paradossi – Letto e Bloggato

Filed under: Uncategorized — deboradelorenzi @ 7:15 pm

Bentornati ad un nuovo e atteso appuntamento con l’ormai sempre più richiesta rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana incontriamo Debora De Lorenzi che ci propone il suo secondo romanzo (dopo “Maledetto Libero Arbitrio” edito da Statale 11) intitolato “L’imbroglio dell’anima” ed edito dalla casa editrice Butterfly Edizioni.

Sul Libro:
Un’antica profezia introduce alla lettura di questo romanzo in stile fantasy.
La narratrice, Charlotte Mcdonnell, un’affascinante giovane Irlandese, si trova proiettata in Italia, ai giorni nostri, senza riuscire a ricordare nulla del suo passato, se non immagini e sensazioni di luoghi tremendamente affascinanti.
Strani ed inspiegabili eventi caratterizzano la sua attuale esistenza, così come innumerevoli misteri, convincendola a rifiutare la parvenza di “normalità” che le viene imposta, e decidere di ritrovare se stessa e la sua storia. L’Irlanda è la chiave, il punto di partenza da cui lanciarsi a capofitto verso un mirabolante ed inimmaginabile destino. Il ritmo è incalzante, la storia appassionante e avvincente, dove l’intrecciarsi di eventi e personaggi unici e misteriosi coinvolge ed emoziona.

La mia opinione:
Molti pensano che il fantasy italiano non osi abbastanza, che si sia arenato sui soliti cliché del genere, in una brutta imitazione dei miti già usurati che il mercato internazionale continua a sfornare. Che si parli di angeli, demoni, vampiri, licantropi, mutaforma o quant’altro, il continuo afflusso di opere non sempre di qualità pone ormai il lettore di fronte alla necessità obbligata di una scelta severa dei libri che meglio riescono a esprimere il genere. A parer mio, comunque, se di passi indietro si può parlare, è ancora più importante dare fiducia alla capacità immaginifica di tanti giovani autori e invogliarli a esplorare nuovi orizzonti o almeno a trattare argomenti già rodati spostando un po’ più avanti quei paletti che hanno confinato, fino ad ora, il genere. Debora De Lorenzi, con il suo “L’imbroglio dell’anima” s’immerge nei registri della narrativa fantastica, già esplorata da Anne Rice con la sua trilogia dedicata alla streghe Mayfair, arricchendo la narrazione di nuove e diverse texture. Strato su strato, in un insieme ricco ed vibrante di straordinarie figure femminili, di personaggi irresistibilmente intriganti e di convincente spessore, l’autrice tesse una trama non innovativa, ma così ben narrata e calibrata da rendere la lettura del libro un viaggio completamente diverso da quello che ti aspetteresti. I cambi di ritmo, di prospettiva, di voce narrante, danno respiro e vigore ad una tensione narrativa onesta e vitale che non scade mai nell’inerzia o nella mediocrità dell’esigenza di un facile lieto fine. “L’imbroglio dell’anima” raccontando la magia, gli antichi riti di comunione con la natura, le tematiche familiari e,soprattutto, riproponendo la figura femminile nella sua antica veste misterica e sacerdotale, riesce a trascinare il lettore in un’ avventura che vale sicuramente la pena di essere letta. Un fantasy italiano al passo coi tempi che ci permette di amare il genere senza buonismi o sotterranei sensi di colpa.

E ora l’intervista all’autrice

Parlaci un po’ di te.
Caspita, rischio di annoiarvi! ah ah ah
A parte gli scherzi, non c’è molto da dire: conduco una vita essenzialmente tranquilla, sono molto amata e decisamente molto innamorata: di mio marito, dei miei figli, degli amici… ma parliamo del libro…
 
Qual è stata la genesi de “L’imbroglio dell’anima”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Diversamente da Maledetto libero arbitrio, per il quale avevo già una traccia di storia, L’imbroglio dell’anima è nato da un’ insieme di sensazioni. Una mattina, mentre mi trovavo ”fisicamente” bloccata nel traffico, nel tentativo di entrare in città, mi sono lasciata distrarre da un boschetto alla mia destra… E’ bastato uno sguardo e un milione di domande ed impressioni si sono impossessate di me senza lasciarmi speranza… Appena raggiunto il mio Pc, ho trasportato su carta le mie percezioni: è così che è “nato” Damien, e da lui il resto del libro.
 
Confesso di aver sviluppato un’insana passione per i tuoi personaggi. Vividi e così ben caratterizzati da sembrare pronti a balzare fuori dalla pagina. Da dove nasce la tua ispirazione nel crearli? Sono del tutto frutto di fantasia, hanno connotazioni autobiografiche o magari la loro genesi si deve all’osservazione di persone reali?
Grazie, mi fa davvero piacere sentirlo. I personaggi sono nati per caso, nel corso della narrazione senza alcuna premeditazione, anche se a posteriori mi sono resa conto che una certa attinenza con la realtà che mi circonda c’è. Soprattutto per quanto riguarda Blaine, (anche io ho la fortuna di avere una NONNA il cui nome merita le maiuscole, anche se non è una strega…) e Sofia che ”abbraccia” fisicamente e caratterialmente quel che più apprezzo di  due tra le mie amiche più care…
 
Questo è il tuo secondo romanzo, dopo “Maledetto Libero Arbitrio”, e si può classificare, come il precedente, come fantasy. Una tua scelta consapevole di genere o ti sei limitata a seguire l’ispirazione?
Questa è una domanda che mi sono sentita rivolgere spesso ultimamente, “perchè il genere fantasy ?”
Non c’è un motivo, né una scelta preventiva. Io inizio a scrivere e poi quel che ne esce sorprende anche me! Evidentemente ho un animo fantasy.
 
Trovi che ci siano differenze, se si quali, tra il fantasy “nostrano” e quello americano che ha invaso e continua a spopolare, riempiendo i cataloghi delle maggiori case editrici italiane, dopo la “bomba” Twilight?
Qualche differenza effettivamente c’è…
“Twilight” e “New moon” mi sono piaciuti, ho trovato la scrittura della Meyers decisamente scorrevole ed emozionante. E di solito è quello che cerco in un libro fantasy: non grossi paroloni ma EMOZIONI.
Ho letto parecchi altri libri ”di genere” americani, ma a parte “L’Ora delle streghe” di Anne Rice, e la Saga dei Vampiri della Hamilton, nessuno mi ha particolarmente intrigato: per la maggior parte un tantino stereotipati, rivolti ad un lettore più giovane rispetto ai miei criteri di apprezzamento. Per quanto riguarda gli scrittori Fantasy italiani ho letto e apprezzato  soltanto Buggio e Tarenzi per ora. Hanno quel “sapore” Gotico che io preferisco allo stile americano.
 
Che cosa fai di solito quando scrivi? Segui un processo speciale? Alcuni “riti”, tecniche o luoghi ti conciliano meglio il processo creativo?
Isolamento e musica di solito, anche se sono il tipo che riesce ad estraniarsi anche in una folla! ah ah ah Ma per il resto nessun rito e nessuna tecnica. Quando sento la necessità di scrivere lo faccio, a getto. Poi abbandono riprendo e rileggo e riscrivo migliaia di volte. Difficilmente il concetto da cui sono partita sopravvive… ma è servito per iniziare ed ha il suo valore per me.
 
Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? E qual è il libro (o i libri) senza il quale non andresti da nessuna parte?
Shakespeare è il mio autore preferito in assoluto, l’unico che di tanto in tanto vado a rileggere perché adoro quel modo di esprimersi, tipico del tardo 500′ , ma tra gli autori moderni adoro la Allende, Cohelo e Zafon, la Fallaci, la Maraini… inoltre non giro mai senza il libro di turno nella borsa.  Appena ne ho la possibilità mi metto a leggere (in attesa negli uffici pubblici, in treno… e quando non scrivo: la notte)
Un libro dal quale non potrei mai separarmi è il Vangelo. Al di là della fede che è insindacabile ed indiscutibile per ognuno, trovo in Gesù una buona guida per quanto mi riguarda.
 
Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava :”Tre leggi per scrivere a mio uso:non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Durante la prima stesura direi tutti e tre. Detesto essere influenzata o distratta o criticata durante il primo getto d’ inchiostro. Poi, quando la traccia della storia ha preso vita, allora mi affido ad un paio di persone che stimo, le cui critiche e gli eventuali consigli, sono importanti. Il confronto per me è necessario prima dell’ impatto con il lettore.
 
Domanda che ogni lettore si porrà dopo aver letto il tuo libro: avrà un seguito? Visto il finale piuttosto aperto, avremo occasione di ritrovare
Charlotte, Damien e Manuel?

No, nessun seguito. Io non amo le saghe, detesto dover attendere un anno per leggere il continuo di una storia, non voglio sottoporre i miei lettori allo stesso tormento. Il finale effettivamente è piuttosto aperto, ma le parole di Damien ad un certo punto del libro, sono molto indicative sulle possibilità… ed io sono di natura positiva…
 
Stai lavorando ad altri progetti attualmente? C’è qualche novità in arrivo?
Sto producendo scorie a volontà con il mio terzo romanzo “Un fiore d’ ombra”… ah ah ah 
L’ avevo terminato un paio di mesi fa, e così l’ avevo abbandonato per iniziare un nuovo lavoro… ma nel corso d’ opera mi sono venuti in mente un paio di stravolgimenti… e così lo sto ancora manipolando oltre ad aver riscritto interamente l’ inizio e la fine… ma sostanzialmente ci siamo

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